Il quadro politico

Il superamento, da un lato certamente positivo, delle ideologie politiche ha prodotto anche il venire meno di valori di riferimento, fattore ancor più aggravato dal ventennio berlusconiano che ha condizionato, anche trasversalmente, l’approccio al SERVIZIO politico inquadrandolo, invece, come un mero esercizio del potere, avvalorato e suffragato in Parlamento da una categoria di “non eletti/e”.

A questo Parlamento e a questa classe politica dobbiamo il silenzio assordante sul riconoscimento dei diritti lgbtiq. Alla crisi economica, invece, il pretesto per rimuovere dall’agenda politica la questione dei diritti civili e sociali in Italia.

L’attuale legge elettorale ha di fatto istituzionalizzato quella distanza tra politica e società, ovvero tra l’inerzia del Legislatore e l’evoluzione del Paese reale, che la ricerca ISTAT ha evidenziato sui temi lgbtiq, come riscontrato per svariati altri temi e rivendicazioni civili. E’ evidente dunque che la conferma o la modifica dell’attuale sistema elettorale costituiscono una variabile fondamentale per comprendere l’evoluzione del quadro politico nel prossimo futuro, ma, fatta questa premessa, è gia possibile affrontare alcuni punti di vantaggio ed altri di svantaggio nella fase attuale.

Punti di vantaggio

1) Le sentenze n. 138/2010 della Corte costituzionale e n. 4184/2012 della Corte di Cassazione lasciano intendere una compatibilità tra Costituzione ed una normativa che permetta l’estensione del matrimonio civile anche per le coppie formate da persone dello stesso sesso; parimenti, esse hanno chiarito che le coppie omosessuali conviventi hanno gli stessi diritti delle coppie eterosessuali coniugate, in quanto portatrici del “diritto ad essere famiglia”. Sarà complesso per qualunque forza politica cancellare del tutto senso e sostanza di queste pronunce.

2) Nel probabile passaggio da un governo ‘tecnico’ ad uno ‘politico’, la questione del rilancio della produttività potrebbe a sua volta rilanciare tutto il ragionamento sul coinvolgimento, anche emotivo, del Paese in una fase di necessaria coesione sociale. Il riconoscimento dei diritti civili ad oggi negati potrebbe rappresentarne il volano.

3) Le prossime elezioni politiche saranno caratterizzate da un coinvolgimento non solo dei cittadini/e elettori/trici italiani/e, ma anche delle opinioni pubbliche europee. Questo potrebbe favorire un’attenzione complessiva alla comune sensibilità giuridica e culturale europea sui diritti lgbtiq, al di là delle inevitabili questioni economiche.

4) In generale emerge che la strategia della pressione sinergica da parte di più soggetti sociali, e la fermezza di Arcigay, ci pongono di fronte ad una situazione inedita e che apre prospettive incoraggianti. Alcuni partiti della sinistra sostengono il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso; altri puntano ad un istituto equipollente, ed altri, di area decisamente più conservatrice, fanno riferimento alle “unioni civili” o, via via, a norme più “leggere”. A fronte della nostra ribadita richiesta di estensione del matrimonio civile, si sta comunque affermando, per la prima volta, un posizionamento diffuso rispetto alla necessità di dare norma alle coppie dello stesso sesso, pur sussistendo soluzioni e proposte di istituti differenti. Come dire che “qualcosa” oramai è proposta da tutti. Anche l’ampliamento del dibattito a livello internazionale pesa sensibilmente: le posizioni di favore al matrimonio omosessuale espresse da Obama, Cameron, Hollande, Castro e la prossima probabile estensione del matrimonio civile in Inghilterra, Scozia, Francia, California, Maryland, Maine e in Vietnam, evidenziano una distanza siderale della nostra classe politica su questi temi, oramai molto difficile da sostenere per quasi tutti i possibili schieramenti.

Appare, inoltre, meno rilevante che in passato, la considerazione che nei Paesi in cui oggi è riconosciuto alle coppie dello stesso sesso l’accesso  al matrimonio civile sia stato necessario uno step intermedio, rappresentato da un istituto diverso. Tale considerazione viene parecchio ridimensionata dalla semplice constatazione che il dibattito a sostegno dell’eguaglianza e del matrimonio civile è oggi molto più diffuso e sostenuto di quanto non lo fosse in qualunque altro momento e in qualunque contesto: non c’è dunque ragione di ritenere “inevitabile” lo step intermedio, sia pure in un paese come l’italia che per ora non prevede alcuna norma, perché nel frattempo è mutato tutto lo scenario interno ed internazionale, e nel “qui ed ora” il dibattito e la pressione sociale  sono sull’eguaglianza e dunque sul matrimonio.

Punti di svantaggio

1) Gli scenari delle possibili alleanze lasciano prefigurare uno spostamento del prossimo Governo verso un centro cattolico assestato su posizioni ostili ad un progetto di Paese laico e progressista. Questo rappresenta un concreto pericolo per la nostra rivendicazione, in grado di restringere o persino chiudere gli spazi politici.

2) La pressione proveniente dalla giurisprudenza e dalla società civile, e in generale dalla ripresa del dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, sta già spingendo alcuni partiti a posizionarsi sui livelli più alti della rivendicazione. Permane però il rischio che i programmi dei singoli partiti soccombano alle logiche delle alleanze, a costo di sacrificare ancora una volta i diritti civili.

3) La complessità del quadro economico potrebbe subire un ulteriore aggravio, consolidando l’esclusività dei temi economici e finanziari anche nella prossima agenda politica.

4) Fino a prova contraria, l’approccio storico dei partiti verso i temi lgbtiq risente delle logiche strumentali ed elettorali che fanno uso, in senso ideologico e propagandistico, della rivendicazione dei diritti delle persone lgbtiq. Non si può escludere che questo atteggiamento finisca per caratterizzare anche questa tornata elettorale, con esiti ingannevoli.

5) Esiste infine il rischio generale che gran parte delle dichiarazioni e degli impegni assunti dai partiti si riveli di fatto irrealizzabile, nella misura in cui non siano compatibili con i rigori di un fiscal impact sottoscritto dall’Italia a garanzia della sua stessa permanenza nell‘area dell’Euro.