Il perimetro della realtà

A darcene misura sono i dati ISTAT del Rapporto annuale 2012 sul “sistema Paese”, e quelli della prima “Ricerca sugli omosessuali in Italia”.

a) La situazione economica e sociale generale del Paese.

CRISI ECONOMICA NELL’EUROZONA CON ASPETTI FORTEMENTE RECESSIVI IN DETERMINATI PAESI.

La crisi non è contingente ed ha una natura strutturale caratterizzata da dinamiche recessive, crollo dei consumi, aumento della disoccupazione, ridimensionamento profondo del welfare pubblico. La precarietà colpisce maggiormente donne e giovani, in un’Italia dove gli indici di povertà sono schizzati verso l’alto e si è approfondito il divario Nord/Sud.

Ci sembra evidente che questa crisi aggraverà l’impatto ai danni delle fasce più deboli della popolazione, e di quelle povere di diritti, con una maggiore esposizione ai fattori di discriminazione, data anche dalla friabilità delle tutele, e con maggiori rischi di marginalizzazione dei temi inerenti i diritti civili ed umani e delle vite delle persone lgbtiq.

A fronte dei numerosi e gravosi sacrifici richiesti, “l’equità, cioè una distribuzione economicamente e socialmente sostenibile dei vantaggi e degli svantaggi derivanti, anche in un’ottica intertemporale, dall’ipotizzato percorso di rigore e di crescita, non può rappresentare solo un’appendice della strategia di rilancio del Paese, ma un suo ingrediente fondamentale. Equità, si badi bene, intesa non come necessaria equa distribuzione dei risultati socio-economici, ma come parità di opportunità indipendentemente dal luogo  di residenza, dal genere e dalle condizioni della famiglia di origine, come bilanciamento nei rapporti intergenerazionali, come uniformità nel modo in cui il sistema normativo viene applicato in concreto.”

Equità che riteniamo doversi declinare all’interno di un più ampio ragionamento sull’eguaglianza, come già specificato nell’Introduzione, e aggiungendo ai fattori sopra elencati l’orientamento sessuale e  l’identità di genere.

Sul piano sociale è rilevante che la popolazione sia di fatto aumentata grazie alla componente “straniera”, triplicatasi negli ultimi dieci anni, e che la struttura delle famiglie italiane sia profondamente cambiata: “si è ridotto il numero dei componenti e sono aumentate le persone sole, le coppie senza figli/e e quelle mono genitore. È diminuita dal 45,2 al 33,7 per cento la quota delle coppie coniugate con figli/e e sono aumentate le nuove forme familiari. La famiglia tradizionale non è più il modello prevalente, nemmeno nel Mezzogiorno: le libere unioni sono
quadruplicate e la quota di nati/e da genitori non coniugati (pari al 20 per cento) è più che raddoppiata“.

b) La società italiana e le persone LGBTIQ

Luci ed ombre si rinvengono nella ricerca ISTAT sugli omosessuali in Italia, che citiamo come fonte preziosa di dati per comprendere la realtà e per individuare punti di forza e difficoltà nella promozione dei diritti lgbtiq. Il passaggio da una dimensione di “percezioni” ad una di oggettivo riscontro statistico, resta il risultato più importante della ricerca e fornisce un solido fondamento di analisi e di azione politica. Significativi alcuni dati percentuali:

  • il 41,4% non  accetta un docente omosessuale nelle scuole elementari;
  • il 28,1% non accetta un medico omosessuale;
  • il 24,8% non accetta un politico omosessuale;
  • il 55,9% ritiene accettabili gli omosessuali a condizione che siano “discreti”;
  • il 30% ritiene “normale” nascondere il proprio orientamento sessuale per condurre una vita “normale”;
  • il 61,3% considera gli omosessuali molto/abbastanza discriminati;
  • il 80,3% considera i transessuali molto/abbastanza discriminati;
  • il 73-74,8% non ritiene immorale l’omosessualità;
  • il 65,8% ritiene fondamentale il sentimento dell’amore in una relazione anche omosessuale;
  • il 62,8% è d’accordo alla estensione dei diritti a una coppia same-sex;
  • il 43,9% favorevole alla estensione del matrimonio omosessuale;

Notevoli, e in alcuni casi drammatiche, le percentuali che descrivono la relazione delle persone lgbtiq con i contesti di famiglia, scuola e lavoro, ove emergono forti condizionamenti e discriminazioni. Di contro, circa un milione di persone dichiara la propria omo/bisessualità e due milioni dichiarano “esperienze” omosessuali.

A conclusione, questi sono i punti emergenti:

  • Il diritto alla visibilità delle persone lgbtiq resta il fattore decisivo per la piena dignità in famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro e nella società in generale.
  • Esiste ancora una tendenza a considerare l’omosessualità come un comportamento da collocare in un ambito privato, piuttosto che un orientamento sessuale e affettivo da riconoscere in ambito necessariamente pubblico.
  • L’amore e il sentimento scardinano la diffidenza e si presentano come elemento di consenso per le vite e le coppie omosessuali.
  • I dati riportati sulla vasta percezione delle discriminazioni omo/transfobiche e sulla decisa condanna delle stesse evidenziano l’inerzia del Legislatore per l’assenza di una norma di contrasto.
  • I dati riportati sul largo consenso alla parità di diritti delle coppie omosessuali conviventi, confermano che la società è assolutamente “pronta” e, ancora una volta, evidenziano l’inerzia del Legislatore, ma anche rilevanti spazi di azione politica in relazione alla società.
  • In generale è interessante rilevare che le maggiori aperture su temi e diritti lgbtiq provengono da giovani e donne, ovvero i soggetti meno coinvolti dalla politica, per quella stessa arretratezza culturale che scontano le persone lgbtiq nel nostro paese.

E’ evidente infine l’estrema arretratezza della politica a fronte dello stato di avanzamento della società. Il Movimento lgbtiq può dunque riconoscere a sé stesso il merito di avere contribuito a cambiare la società.