Esteri: nuove relazioni e strategie

L’identità di genere e l’orientamento sessuale continuano ad essere usati come giustificazione per gravi violazioni dei diritti umani in tutto il mondo. Lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali costituiscono un gruppo vulnerabile e continuano ad essere vittime di persecuzioni, discriminazioni e gravi maltrattamenti, spesso caratterizzati da forme estreme di violenza. In vari Paesi i rapporti sessuali tra adulti consenzienti dello stesso sesso sono considerati un reato e puniti con il carcere o con la pena di morte. Inoltre, i difensori dei diritti lgbtiq, che operano in tali situazioni, hanno sicuramente bisogno di protezione e supporto.

A tal fine, Arcigay ha la possibilità di accedere a fondi dell’Unione Europea, e di altre organizzazioni internazionali, che permetterebbero l’inclusione della comunità lgbtiq nei progetti di cooperazione allo sviluppo, dal momento che lo sviluppo di un Paese non può essere concepito esclusivamente come crescita macroeconomica, ma deve necessariamente comportare un avanzamento nel rispetto dei diritti umani, che non escluda alcuna parte della popolazione.

Inoltre, il dibattito internazionale circa il matrimonio egualitario dimostra come anche la battaglia per i diritti lgbti in Italia, non può e non potrà prescindere da ciò che avviene nel resto del mondo.

Allo stesso modo, gli esiti delle rivendicazioni nel nostro Paese e le relazioni di Arcigay con organizzazioni che si occupano di difendere i diritti umani, e in particolare quelli lgbtiq, nei Paesi in via di sviluppo, potranno dare un contributo importante alla battaglia mondiale per l’eguaglianza.

Pertanto, i settori di azione prioritari nelle relazioni dell’Associazione con l’estero saranno i seguenti:

Decriminalizzazione;

Uguaglianza e non discriminazione;

Sostegno e protezione per i difensori dei diritti umani.

In sintesi, il Settore Esteri di Arcigay dovrà occuparsi delle relazioni coi seguenti soggetti:

1) Ambasciate in Italia di quei Paesi che posseggono una legislazione avanzata per quanto riguarda il rispetto dei diritti LGBTIQ e/o la cui politica estera preveda la promozione dei diritti LGBTIQ nel mondo.

Arcigay potrà in tal modo avviare delle collaborazioni di lungo periodo con le Ambasciate di tali Paesi, che si potranno concretizzare in occasione delle ricorrenti iniziative dell’Associazione (Giornata della memoria, IDAHO, PRIDE, TDOR, Giornata mondiale della lotta all’HIV-AIDS) o in altre iniziative specifiche.

Inoltre, tali relazioni potrebbero essere utili per facilitare contatti con: altre associazioni lgbtiq per lo scambio di buone pratiche; aziende e personalità estere (del mondo dello sport, delle forze armate, dello spettacolo) da coinvolgere in eventi politici o culturali.

2) Associazioni LGBTIQ che operano in altri Paesi o a livello sovranazionale.

Tali relazioni saranno utili allo scambio di informazioni sulle buone pratiche e al confronto reciproco sulle esperienze di advocacy.

In particolare, Arcigay si impegnerà a sostenere e a collaborare con le associazioni che operano in quei Paesi in cui lo stesso attivismo lgbtiq (e la conseguente organizzazione di iniziative, primi tra tutti i Pride) trova grossi ostacoli o è totalmente vietato.

Parallelamente, i legami con le organizzazioni internazionali che si occupano di difesa dei diritti umani, e in particolare di quelli lgbtiq (ILGA), saranno rafforzati, affinchè le attività di lobbying a livello europeo e presso le istituzioni internazionali abbiano i loro effetti anche nella realtà italiana.

3) Istituzioni, fondazioni, imprese, personalità illustri (politiche e non) che si impegnano a favore dei diritti LGBTIQ.

Singoli o gruppi stranieri potranno essere coinvolti in campagne di sensibilizzazione o in altre iniziative specifiche, nelle quali la loro presenza possa apportare un contributo, tecnico, economico o politico, importante.

Inoltre, l’associazione continuerà a servirsi, ed incrementerà l’uso, dei nuovi mezzi di comunicazione online transnazionali per diffondere le proprie campagne ed ottenere appoggi e donazioni a livello internazionale.

4) Istituzioni internazionali (ONU, Consiglio d’Europa, Unione Europea).

L’associazione si impegnerà ad incoraggiare le organizzazioni internazionali, che ne hanno la competenza, ad esortare lo Stato italiano ed altri Stati, se necessario, a ratificare e rispettare le norme internazionali relative all’esercizio dei diritti umani da parte delle persone lgbtiq. Potrà chiedere di inserire, se del caso, le preoccupazioni relative alla situazione dei diritti umani delle persone lgbtiq in taluni Paesi nelle dichiarazioni e nelle interrogazioni all’interno di tali istituzioni, nel quadro dei meccanismi internazionali prestabiliti. Inoltre, incoraggerà l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNOHCHR), gli altri organi dell’ONU, il Consiglio d’Europa e gli uffici locali dell’OSCE a continuare ad affrontare le questioni relative alla situazione dei diritti umani delle persone lgbtiq nei loro lavori.

Infine, appoggerà i ricorsi individuali agli organismi giurisdizionali sovranazionali, nel caso di discriminazione per orientamento sessuale o identità di genere, secondo quanto previsto dalla legislazione italiana e dagli obblighi derivanti dai trattati comunitari e dagli altri trattati internazionali di cui l’Italia è Stato contraente.

5) ONG che si occupano di cooperazione allo sviluppo.

Affinchè nei programmi, nazionali e internazionali, di cooperazione allo sviluppo sia inserito anche il miglioramento delle condizioni di vita delle persone lgbtiq, si avvieranno collaborazioni con ONG, italiane e non, che già si occupano di cooperazione in Paesi in via di sviluppo. Tali collaborazioni potrebbero portare alla presentazione di progetti per la promozione dei diritti lgbtiq nei Paesi che ancora oggi li negano, con Partners che già operano in tali contesti.

6) Rifugiati LGBTIQ.

Arcigay continuerà a dare supporto ai/alle cittadini/e stranieri/e che presentano domanda di protezione internazionale in Italia per orientamento sessuale o identità di genere e si batterà affinchè l’Unione Europea adotti una disciplina uniforme sulla materia, che si adegui agli standard richiesti dalla normativa internazionale ed europea sui diritti umani e sui/lle rifugiati/e.