Conclusioni

Il XIV Congresso nazionale di Arcigay si troverà a vivere un confronto diretto con l’apertura della fase pubblica, mediatica e politica che condurrà il Paese alle prossime elezioni nazionali e da lì ad una nuova Legislatura. Sappiamo che il bivio è netto: la fine delle illusioni o la svolta. In entrambi i casi sarà l’inizio di una nuova fase. La libertà di pensiero e di giudizio che Arcigay ha saputo riconquistarsi, attraverso due Congressi, si è realizzata grazie all’intuizione di essere “distinti” dai partiti. Abbiamo capito che pensare di esserlo, era diverso dall’esserlo e che per esserlo davvero era necessario incidere sulle nostre prassi, alleanze e modalità.

Oggi, tuttavia, questa ricerca di una nuova identità, lontana dal collateralismo ai partiti, ha bisogno di uno sbocco vero, visibile e tangibile: il “doppio passo“ che la mozione sostiene dovrà riportarci alle piazze con gesti e presenze incisive. Forse avremo bisogno di essere concreti/e, sorprendenti e memorabili, persino più che numerosi/e.

Ma le scelte nette non riguarderanno soltanto noi e la comunità lgbtiq. Per la prima volta rischieremo di assistere ad un dibattito politico che, ad opera di alcuni, metterà in dubbio il senso stesso dell‘Unione, e con essa non meramente le sue rigide politiche monetarie e di bilancio, ma l’idea stessa di un comune spazio giuridico, politico e culturale che offre patria ai diritti di ogni persona.

E’ dunque tempo di scelte. Questo progetto ha fatto le sue, provando a suggerire percorsi nuovi e inediti che realizzino volontà politiche ed entrino nella vita vera di gay, lesbiche, transessuali, bisessuali, transgender, intersessuali, queer per offrire un contributo al senso di appartenenza ed al bisogno di partecipazione. Tanti luoghi del mondo oggi godono di legislazioni avanzate in materia di diritti lgbtiq. Spesso persino contesti che la nostra percezione immaginava socialmente e culturalmente meno progrediti. Lì c’è, già ora, quel presente che qui non abbiamo ancora. Così come spesso è altrove, in un passato del nostro Movimento che forse ritenevamo sepolto, un senso ideale, in parte smarrito, che dobbiamo riportare nelle nostre azioni perchè attraversino pienamente la contemporaneità lasciandovi un segno.

E’ questa idealità consapevole che indica la strada per la libertà e eguaglianza, poiché sui diritti non si ammettono transazioni morali.

“Chi vuole operare per l’emancipazione deve sempre stare fuori dalla corte e dimostrare con le sue parole e i suoi comportamenti, che il suo intendimento non è realizzare un’altra corte, ma costruire o ricostruire una città libera”.

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