Arcigay verso il congresso di Ferrara: la strategia politica e l’azione complessiva dal 2010 al 2012

L’analisi esposta offre la misura dell’estrema difficoltà che pone il quadro politico, economico e parlamentare con il quale l’associazione ha dovuto confrontarsi in questo biennio. Sul piano strategico e politico questi sono stati i cardini della fase che riteniamo ancora decisivi e attuali in vista del Congresso di Ferrara:

1) La teoria dei “distinti” dalla politica e dell’identità diversa dell’Associazione

Ha consolidato e chiarito il “distinti e distanti” già formulato dal XII° Congresso di Milano e ha, per la prima volta, espresso non solo l’autonomia dell’azione politica di Arcigay rispetto ai partiti, ma la fine del collateralismo con l’affermazione di un’identità differente: l’associazione come rappresentante della rivendicazione dei diritti nella loro interezza e non della loro mediazione (che spetta ad altri soggetti).

2) La teoria della massima rivendicazione

L’affermazione di un’identità autonoma dell’Associazione ha permesso di promuovere una rivendicazione finalmente sottratta a qualunque tentativo di mediazione, semplicemente rappresentativa della pienezza dei diritti e dell’eguaglianza. In questo senso essa non è mai stata l’espressione di un “massimalismo ideologico”, ma la rivendicazione di un ruolo e la consapevolezza che solo l’esistenza di un contraente che punta in alto apre spazi politici e consente dei risultati, quando tutti gli altri puntano al ribasso.

3) La teoria del ruolo storico

Ha elaborato, partendo dal principio di eguaglianza, l’idea che la rivendicazione lgbtiq non sia storicamente “nuova”, ma espressione attuale di una battaglia antica, quella per il diritto all’Eguaglianza, che ha visto nel tempo testimoni diversi: dalle donne, agli ebrei, alle persone di colore. Oggi tocca a noi.

4) La teoria del Muro

Ha descritto il complesso di ostacoli che si frappongono al conseguimento dei nostri diritti,  immaginandoli come un muro di consistenza non omogenea: più solido e compatto al centro (la resistenza del Legislatore a produrre norme a tutela dei diritti lgbtiq) e più fragile ai lati (le vie alternative attraverso la società, i tribunali, la cultura, la statistica, le istituzioni locali, l’economia). La teoria ha fondato l’azione con la quale Arcigay ha provato ad abbattere ai lati quello che regge il centro, affiancando al tradizionale ed esclusivo investimento politico nella battaglia normativa (in una fase assolutamente chiusa da un Parlamento largamente ostile) un reticolo di azioni e relazioni atte a consolidare azioni innovative e nuove alleanze. Le intese e le sinergie con UNAR nascono da questo ragionamento, come anche l’investimento sul Censimento e sulla dignità statistica attraverso l’STAT; come anche la relazione con le forze dell’Ordine, la nascita del rapporto con OSCAD (Osservatorio delle Forze dell’ordine contro le discriminazioni) e i nuovi rapporti col Terzo settore, imprese, sindacati, ambasciate e università. Tutto finalizzato a indebolirne l’opposizione  e ad aumentare la pressione da più fronti.

Sul piano pubblico riteniamo poi importante:

  • l’organizzazione di Roma Europride 2011, per il forte e profondo impatto emotivo avuto sulla comunità ed il considerevole rilievo aggregativo dell’evento, nonché il grande prestigio dovuto al fatto di essere coinvolti/e, per la prima volta nella nostra storia, nell’organizzazione di un grande evento internazionale in Italia.
  • La battaglia vinta per l’introduzione nel Censimento ISTAT del quesito sulle coppie di fatto, senza distinzioni.
  • Il varo della prima esperienza di “supplenza alle istituzioni” da parte di Arcigay, con il progetto “Back office UNAR” che ci ha visti/e, in un’ottica di sussidiarietà orizzontale, diventare struttura dell’Ufficio nazionale contro le discriminazioni della Presidenza del Consiglio, a gestire le istruttorie delle denunce di fatti di discriminazione, di omofobia e transfobia nelle Regioni “obiettivo convergenza” (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).
  • Le due ATS contro la violenza, in 100 scuole diffuse su tutto il territorio nazionale, insieme ad un parterre inedito di associazioni: ACLI, AGEDO, Enar, Fish, Telefono Rosa, Telefono Azzurro. Il primo laboratorio di un tavolo trasversale contro tutti i fenomeni di discriminazione.
  • “Io sono Io lavoro”, la prima ricerca nazionale sui temi della discriminazione sui luoghi di lavoro legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
  • Il progetto con Ilga Europe, di elaborazione di strategie e politiche di pressione, aventi lo scopo di far approvare anche in Italia un’organica legislazione a tutela delle persone lgbtiq in materia di omofobia e transfobia, sulla scorta della Raccomandazione Rec(2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa. E’ importante ricordare che detta Raccomandazione riconosce “che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender per diversi secoli – e tuttora – sono state vittime dell’omofobia, della transfobia e di altre forme di intolleranza e discriminazione (…) e che un’azione specifica è necessaria al fine di garantire il pieno rispetto dei diritti umani di queste persone”. Di conseguenza, la Raccomandazione invita gli Stati membri a “vegliare affinché, nella determinazione della pena da irrogare, un movente fondato su un pregiudizio legato all’orientamento sessuale o all’identità di genere possa essere preso in considerazione”.

Arcigay e il dibattito interno

Questi ultimi due anni e mezzo sono stati caratterizzati da un dibattito interno, a tratti fortemente conflittuale e concentrato su dinamiche non politiche. Non crediamo che un conflitto in sé debba ritenersi un problema, quanto piuttosto il modo, il tono, il linguaggio che l’accompagna. Il conflitto è stato in parte frutto di una tradizionale impreparazione dell’associazione alla diversificazione delle posizioni: in parte è stato utile a rilanciare un ragionamento sui modi in cui si è associazione e ci si articola e organizza, e in parte, chiaramente, dannoso per le incomprensioni e le tensioni che ne sono derivate e per il dispendio di tempo e energie che ha determinato. La buona volontà di procedere ad un processo di rinnovamento di strutture e prassi interne, e di svecchiare l’associazione e renderla più trasparente, è rimasta percepita, essa stessa, all’interno di un’impropria dinamica conflittuale.

D’altra parte la scelta di  separare l’organo deliberativo da quello esecutivo, portando la Segreteria fuori dal Consiglio nazionale, pur dettata da un intento di chiarezza e democrazia, in virtù della separazione dei ruoli, si è rivelata inadeguata ancor più alla luce di un contesto critico generale che avrebbe tratto maggiore giovamento dall’integrazione e compattezza tra i due organi.

Ne è derivato un meccanismo di separazione: una sorta di “noi “ e “voi” che merita assolutamente una ricomposizione. Troppa distanza tra Segreteria e Consiglio; troppa distanza tra Associazione nazionale e territori. Ulteriori problemi sono stati provocati dalla mancata comprensione, a Perugia, della non sanabilità dello Statuto, oramai troppo stratificato in segmenti  persino incongruenti tra loro. La riforma del Circuito ha rappresentato un tentativo, profondamente perseguito, di superare un nodo storico  e lacerante. Riteniamo potesse essere un’opportunità di ragionevolezza e auspichiamo che il nuovo Congresso la rilanci, in quelle tante parti genuinamente innovative,  nell’unico senso giusto per Arcigay: quello della correttezza e  dell’interesse delle socie e dei soci.

Il conflitto si risolve partendo dal presupposto che non siamo solo la somma algebrica di posizioni  e interessi diversi, ma attraverso un forte cambiamento che spinge ciascuno a pensare al bene collettivo, all’interesse dell’associazione tutta e al riflesso che ciascuna singola azione ha sull’altro. Questo è infatti il segno maturo dell’unità e della coesione, il rispetto doveroso non verso il singolo ma nei confronti di tutti i soci, le socie e quindi dell’Associazione.

Un patrimonio di novità e volontà deve essere preservato: il conflitto si supera anche cominciando a recuperare tutte quelle professionalità, competenze e soprattutto idealità che dal conflitto sono state marginalizzate.

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