Alcune riflessioni sugli interlocutori partitici e sul ruolo della politica

Il documento, da poco giunto in lista comitati, mi pone alcuni interrogativi, sia di natura strutturale, per quanto riguarda l’organizzazione, immaginata da U&L sia di natura politico-strategica. Provo a fare alcune considerazioni.

Una prima riflessione riguarda quel “poco più” di valore che avrebbe, a vostro dire, la “teoria del muro”. Sapete, sulle teorie, esistono numerose modalità di confutazione, possono essere messe in crisi, in discussione, possono diventare oggetto di dibattito, quando però, quelle teorie si fondano su una base concreta di analisi, e diventano prassi consolidata, ossia “cose” praticate, (vedi tutte quelle attività che ci hanno permesso di incidere sui territori) diventa bizzarro criticare una teoria se non la si supporta con altrettanti principi teorici e quantomeno un decalogo di pratiche, sperimentate o sperimentabili. Ma diventa davvero paradossale, quando si critica e si utilizza come argomentazione di superamento: una iniziativa (vedi proposta di legge di iniziativa popolare sul matrimonio costituisce una base di partenza per tornare a fare politica anche “al centro”.), quando proprio quella iniziativa è “in corso” e sotto la presidenza Patanè.

Non è questo però il punto nodale.

Leggo: “Arcigay dovrà intervenire pesantemente con una campagna precisa sui partiti e sui candidati e le candidate, volta ad inchiodarli, come soggetti collettivi e come individui singoli, alle proprie responsabilità qualora fossero eletti venendo a configurare i rapporti di forza interni al Parlamento. Gli elettori della comunità LGBT dovranno sapere chi ci sta e chi non ci sta, senza eccezione alcuna, rispetto a ciascuno dei punti della nostra piattaforma. Spetta a noi informarli dei rapporti di forza che si verranno a creare pro o contro la nostra piattaforma, sia in relazione al partito, sia in relazione ai singoli. Pensiamo ad una campagna vera e propria, con una propria riconoscibilità autonoma, con un proprio sito web, una propria strategia comunicativa, proprie modalità di pressione e di registrazione delle risposte dei partiti e dei singoli candidati/e”.

Poco dopo: “Pensiamo ad una campagna specifica rivolta agli elettori e alle elettrici per sostenere il voto laico e pro-istanze LGBT, mirata ad informarli/e in maniera dettagliata e senza eccezioni delle conseguenze del proprio voto. Indirettamente, miriamo ad avere la più ampia e chiara visione possibile dei rapporti di forza che si verranno a creare nell’assemblea parlamentare, dunque a stabilire a priori specifiche posizioni e future responsabilità verso gli elettori e le elettrici LGBT, così come la più ampia e trasversale interlocuzione possibile con eletti ed elette pro-istanze LGBT, indipendentemente dai partiti in cui verranno eletti/e. Non miriamo ad avere questo o quel candidato o questa o quella candidata targato/a Arcigay, ma a condizionare i rapporti di forza futuri sulle istanze LGBT. La nostra responsabilità non è assicurare a chicchessia posti in Parlamento o in qualsiasi altra assemblea rappresentativa, ma sostenere una coscienza laica sulle istanze LGBT al momento del voto informando i cittadini e le cittadine LGBT sui chi è contro, chi è pro, e chi invece preferisce il silenzio al fine di non assumersi alcuna responsabilità futura. Il silenzio, per quanto ci riguarda, sarà interpretato come un dissenso rispetto alle nostre istanze.”

Tralasciando la prosa, mi colpisce subito che mettiate in primo piano le questioni: “elettorale” e “candidati”.

Chi sono gli elettori Arcigay? Esiste una base elettorale di Arcigay? Va costruita? Si faranno le primarie in Arcigay per scegliere i candidati? Saranno candidati interni e/o esterni? Ma soprattutto cosa volete che diventi Arcigay.

La ridefinizione del sistema Affiliate, un diverso e forse migliore ruolo dei circoli, nuove relazioni tra circoli e affiliate ci pongono un panorama drasticamente diverso, rispetto a ciò che siamo stati e che siamo. Quel famoso 90% di soci, di cui tanto si parla, che proviene dal circuito, spesso e purtroppo poco attento all’impegno concreto in associazione, va riconquistato NON con la populistica strategia del “voto” NON con l’esca del “deputato vicino a”, ma cosa volete che gliene importi? Come si può pensare di oltrepassare quella fase indispensabile che è la costruzione del consenso, non elettoralistica, ma sui contenuti, sui temi delle rivendicazioni. Non leggo una sola riga di strategia di coinvolgimento di tutti coloro, all’interno della comunità lgbt, che ci hanno criticati financo sul ruolo del Pride. E pensate di scendere in campo con “campagne” propagandistiche del candidato di turno?

E’ evidente che i partiti saranno interlocutori diretti e fondamentali nei prossimi mesi. Occorrerà però e inevitabilmente riprendere quel percorso di lotta, di costruzione dei “blocchi” per incidere di più. Non servono candidati, serve politica. Servono politiche capaci di condizionare gli elettori, omo o etero che siano, servono politiche che costruiscano consenso tra i partiti e non nei partiti, servono politiche che arrestino, qualora necessario, quei meccanismi fintamente e strumentalmente democratici che impoveriscono il dibattito, servono culture eterodosse, capaci di incidere nel tessuto sociale e che influenzino il voto, non candidati alle prossime politiche.

Chi nominerà gli eventuali eletti?

Una base lgbt inesistente? Primarie ad hoc che sottrarranno tempo da dedicare al lavoro sui territori? La segreteria? Il presidente? Ma sopratutto chi farà politica, quella seria, qualora dovesse vincere la mozione U&L?

Ammetto che ho chiare pochissime cose su questa questione. Inizio dal ruolo della segreteria.

Scrivete: “Si propone quindi di fondare la Segreteria il più possibile su un’ottica “di servizio”, funzionale-strumentale più che tematica (i “come” anziché i “cosa”), in grado cioè di farsi strumento pratico, diretto ed efficace per la traduzione operativa dei temi, non condivido l’ipotesi di una segreteria solo di servizio, ma è legittima e la rispetto come visione possibile. Prefigurate successivamente l’istituzione di una “segreteria allargata”, che si interponga tra la Segreteria (ufficiale) e il Consiglio Nazionale, una segreteria allargata all’interno della quale, cito: “potrebbero far parte, oltre al Presidente, al Segretario e ai membri di Segreteria pensata come sopra, i delegati per area tematica (dunque concretamente interessati all’elaborazione politica dei temi oggetto di delega e collegati direttamente ai relativi gruppi di lavoro e commissioni del Consiglio Nazionale) e i portavoce regionali”.

Una struttura, mi permetterete, un po’ pesantuccia, che va contro l’idea iniziale che sosteneva una “sburocratizzazione” dell’associazione. Una struttura che avrebbe la funzione di “elaborazione”, “discussione” e “condivisone politica” “nell’ambito degli indirizzi del Consiglio Nazionale”. Organo che si riunirebbe “più volte all’anno”. Un po’ imprecisata come periodizzazione.

E infine il CN, “espressione territoriale, numericamente rappresentativa”, che avrebbe il compito, cito: “di precisare le linee dell’elaborazione politica”.

Ora, due sono i punti. O non comprendo la lingua italiana o si tratta di un vero e proprio depontenziamento del ruolo politico e della politica stessa di Arcigay, a vantaggio di non so che cosa.

Se la segreteria non si occupa di politica, se la segreteria allargata ha il compito di elaborare e condividere sempre nell’ambito delle scelte e degli indirizzi del CN, ma il CN ha il compito di precisare delle linee, qualcosa non mi torna. In genere si precisano obiettivi e/o qualcosa che è già stata decisa e/o elaborata.

Chi elabora le linee politiche? Chi stabilisce gli indirizzi? Qual è l’organo politico di Arcigay?

Il Presidente in accordo col Segretario?

Questa passaggio, importantissimo, è quello meno chiaro, è quello più criptico.

E tentando di collegare la prima con la seconda riflessione, mi chiedo, come è possibile condividere operazioni politiche di scelta di candidati, di opportunità, secondo sempre la vostra ipotesi di azione per i prossimi mesi, con un imprecisato organo centrale che deve dettare le linee politiche dell’associazione? Chi prenderà queste decisioni? Chi sarà il tramite di queste operazioni?

Io temo i partiti stessi.

Gianluca Spitalieri

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