La verità sul Congresso Arcigay Bari

Riportiamo la testimonianza di Graziano Andriani, del  giorno lunedì 1 ottobre 2012:

“Poiché ero presente giovedì 27 settembre al Congresso Provinciale di Arcigay Bari, e poiché – in quanto membro del Direttivo e Consigliere Nazionale di Arcigay Bari – sono a conoscenza degli antefatti e delle vicende che hanno portato a quel Congresso, ritengo dovero so dire la mia su come si sono svolti i fatti quel giorno.

Cominciamo dalla questione delle ormai famose 50 tessere, dal momento che sono l’argomento privilegiato delle illazioni che si leggono su giornali e social network. Il giorno 24 agosto il Presidente Maffia è venuto in sede a Bari – e non ci veniva da settimane – solo per prendersi computer dell’associazione, libro soci, tessere, moduli di tesseramento. Il giorno 26 agosto, alle ore 20.45 circa, vengo a sapere dalla mailing list dei Comitati che il nostro Presidente, in assoluta autonomia e senza alcun preavviso al Direttivo, aveva convocato un Congresso Straordinario che oltre all’elezione dei delegati al Congresso Nazionale, delle mozioni candidate e all’indicazione dei consiglieri nazionali – cosa che il Direttivo avrebbe dovuto decidere in maniera collegiale nella riunione fissata da settimane per il giorno successivo – procedeva anche al rinnovo delle cariche sociali del Comitato, nonostante il Direttivo fosse ancora in carica (ed era stato eletto appena 2 mesi prima!): in altre parole il Presidente aveva fatto credere al Direttivo che avrebbero indetto insieme il Congresso Ordinario per i delegati, i consiglieri e le mozioni, che avrebbero scritto insieme il Regolamento Congressuale nella riunione del 27 agosto, e che a settembre sarebbero iniziate le attività vere e proprie del Comitato; e invece il 26 agosto, con un colpo di mano, il Presidente “deponeva” di fatto tutto il Direttivo – 7 membri su 8 ( l’ottavo è il Presidente) – e annetteva alla Convocazione del Congresso anche un “Dispositivo di convocazione” che di fatto impediva la candidatura di soci alla dirigenza del Comitato: per candidarsi bisognava portare a sottoscrivere non più 15 soci in totale (come prescritto nel precedente Regolamento), ma 45! Non più 15 giorni prima del Congresso, ma 20 giorni prima! E perchè? Che necessità aveva Maffia di cambiare il numero dei sottoscrittori e i termini di presentazione delle candidature? Lascio alla libera interpretazione. Comunque il suo “dispositivo”, in seguito al ricorso del Direttivo, è stato bocciato sia dai Garanti Provinciali che dai Garanti Nazionali in quanto redatto in assoluta autonomia dal Presidente, contro lo Statuto Provinciale secondo il quale i regolamenti devono essere redatti dal Direttivo e sottoposti all’approvazione dell’Assemblea dei soci. E’ stato quindi ripristinato il vecchio Regolamento, ma il signor Maffia sapeva benissimo una cosa: che sia nel suo “dispositivo” sia nel Regolamento precedente era prescritto che al Congresso AVREBBERO POTUTO VOTARE I SOCI ISCRITTI E ATTRIBUITI AL COMITATO ALLA DATA DELLA CONVOCAZIONE, e cioè il 26 agosto 2012. E’ facile capire perchè il signor Maffia due giorni prima di convocare il Congresso avesse sottratto il computer all’associazione e perchè l’avesse restituito, insieme a tutto l’altro materiale dell’associazione in suo possesso, giorni dopo la convocazione del Congresso; e non è stato certo lui a riportarlo in sede, ma sono stati il sottoscritto Vicepresidente e il Presidente dei Garanti Provinciali ad andare nel suo paesino della provincia di Foggia a riprendersii il tutto. Naturalmente la gente non è stupida come crede Maffia, il quale in più di un’occasione ha definito i membri del suo Direttivo dei “coglioni” e ha pensato di raggirarli come credeva: il Direttivo aveva intuito le macchinazioni del Presidente, sapeva dell’opinione che il Presidente aveva del Direttivo, sapeva della sua “amicizia intima” (come lui stesso diceva e dice) con i soliti politici locali che da dieci anni almeno controllano Arcigay Bari e che pretendono di essere eletti sempre al Consiglio Nazionale, aveva avuto anche una discussione accesa col Presidente in merito allo Statuto del Comitato che non si capiva quale fosse, e in merito a delle modifiche – votate al Congresso del 10 aprile 2011 – che prima il Presidente diceva essere valide e poi diceva di non esserlo più; e tante altre cose… In altre parole i membri del Direttivo avevano capito che il Presidente remava contro di loro, e hanno tesserato subito dopo utilizzando, come si è sempre fatto, i moduli cartacei di iscrizione e le tessere che il Direttivo conserva sempre tra il materiale per i banchetti di sensibilizzazione nei luoghi di ritrovo LGBTQI. Naturalmente le domande di iscrizione compilate con tanto di data e di firma, andavano presentate in riunione: chissà perchè il signor Maffia, dalla convocazione del Congresso fino al Congresso stesso, ha cercato di impedire che si svolgessero riunioni: prima ha vietato che si tenessero, poi si è rifiutato di convocarle, poi ha cercato di invalidarle e infine, quando ne ha convocata una regolarmente per il 24 settembre, l’ha fatta invalidare dai Garanti Nazionali, nonostante si fosse effettivamente tenuta, inventandosi che lui si era presentato davanti alla sede (senza aprirla però!) e che non aveva trovato nessuno: la parola (la menzogna!) di una sola persona contro quella di 6 membri del Direttivo e del Presidente dei Garanti Provinciali che era presente in riunione! LA RIUNIONE INVECE SI E’ TENUTA e il Direttivo ha valutato e accettato le domande di iscrizione, come previsto dallo Statuto. Ma i Garanti Nazionali il giorno del Congresso, quando le procedure di accreditamento erano già iniziate, hanno telefonato e hanno detto che le tessere non erano valide perchè le domande di iscrizione non erano state presentate al Presidente del Comitato, come scritto nello Statuto: ma se il Presidente del Comitato ha sempre impedito che si tenessero riunioni e ha fatto di tutto per non incontrare il Direttivo?! La questione, come detto dal Presidente dei Garanti Nazionali, poteva essere sanata in quel momento – cioè prima dell’inizio del Congresso – in una riunione lampo del Direttivo, ma il signor Maffia, venendo meno ai suoi doveri previsti dallo Statuto, prima si è rifiutato di leggere la richiesta di convocazione della riunione da parte del Direttivo, poi SI E’ RIFIUTATO DI CONVOCARLA. E questo ha fatto scatenare i disordini. In altre parole si è deciso di non sanare questa situazione e in maniera autoritaria sono stati esclusi dalla votazione 50 soci – in regola con i termini di iscrizione e attribuzione previsti dal regolamento Congressuale, e in regola con il pagamento della quota associativa – solo per un cavillo che poteva essere sanato in quel momento.
Si è anche detto e scritto che i 50 soci non risultavano in regola con la scadenza prevista dal Regolamento Congressuale sul database del computer dell’associazione. Ma vogliamo prenderci in giro? Come si sarebbe potuto registrare l’iscrizione sul database il giorno in cui era stata compilata e firmata la domanda (25 agosto), se il computer era nelle mani del Presidente che l’ha restituito una volta scaduti i termini per votare previsti dal regolamento?
Una parola su questi “non soci” esclusi dalla votazione: non sono affatto dei facinorosi, tanto meno persone che hanno scoperto il sacro fuoco dell’attivismo solo in quel momento. Chi chiedeva a gran voce di votare è gente che fa attivismo da anni, e anche molto più di Arcigay Bari (che in questi 10 anni era come se non ci fosse a Bari), persone LGBTQI e non che da anni si occupano delle tematiche dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale, gente che in questi dieci anni – mentre Arcigay Bari “teneva aperta la sede” e si limitava a “sopravvivere” per garantire ai soliti “politicanti” di stare al Consiglio Nazionale – è scesa in piazza, ha fatto pressioni all’amministrazione locale per ottenere tutele e diritti, ha portato avanti iniziative e progetti, in altre parole ha fatto tutto ciò che l’associazione più importante non faceva. Non solo, ma questa gente in questi anni ha avuto “i bastoni fra le ruote” dai già citati “politicanti” che controllano Arcigay Bari e la strumentalizzano. Si scrive che questa gente è venuta ad assaltare la sede. Ma di che stiamo parlando? Io c’ero al Congresso – nonostante ad un certo punto si sia tentato di escludermi dalle procedure di accreditamento! – e ho visto gente protestare, anche a gran voce, per essere stata esclusa da un diritto, e per il fatto che il Presidente, in maniera autoritaria, si è rifiutato di convocare la riunione per sanare a maggioranza la situazione. E vogliamo parlare poi di quando il dott. Enrico Fusco ha gridato al Presidente Nazionale una frase che era pressappoco questa “Tu non puoi parlare perchè non sei socio di questo Comitato”? Ma ci rendiamo conto? E del signor Alessandro Poto (socio espulso e poi reintegrato in Arcigay) che pretendeva in maniera arbitraria di occuparsi insieme a Maffia e Michele Pio Antolini dell’accreditamento dei soci? Ma vogliamo dire la verità? Si vuol far passare la versione secondo cui da un lato c’era gente educata, calma e democratica, e dall’altro dei facinorosi aggressivi e armati… Ma fatemi il piacere!
Poi è iniziato il Congresso, e lì c’era veramente da mettersi le mani nei capelli: votazioni fatte tutte ad alzata di delega, con gente che entrava e usciva dalla sala, con deleghe senza nominativi, con i numeri che non tornavano e che però venivano “arrotondati”. La gente ha continuato a protestare, due ragazzi stavano per azzuffarsi e io stesso sono intervenuto per impedire che si picchiassero e ho cercato con altri di portare uno dei due fuori della sede. Ed è stato in quel momento che si è rotto il vetro della porta, a causa di un urto accidentale del piede di un ragazzo che è stato spinto mentre si cercava di portare fuori il ragazzo “accaldato”: NON E’ STATO ROTTO DI PROPOSITO, come si dice o si scrive in mala fede, ma è stato un incidente dovuto alla calca che si è creata in quella stanza! Sulla questione dei giovani del PD meglio stendere un velo pietoso: ragazzi – bravi ragazzi devo dire – che però in sede non sono mai venuti, che non hanno mai partecipato ad attività. E che poi vengono a votare al Congresso. E, guarda caso, per chi? Per il candidato sostenuto dal “Responsabile diritti civili” del PD e da un consigliere comunale del PD! Lo so che chi è tesserato ha diritto di voto, ma vogliamo prenderci in giro? Erano loro che, una volta esclusi gli altri, avrebbero fatto la differenza: e questo ha esasperato ancora di più coloro che erano stati esclusi.
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